Noi siamo tempesta

Michela Murgia (Salani editore, 2019).
21 Aug 2019

Italian Book Review: Noi siamo tempesta, by Michela Murgia

An Italian-language review of Michela Murgia’s 2019 book follows below. Scritta a tre cervelli, se non a sei mani. Ringrazio molto le donne che l’hanno letto e condiviso con me.

Noi siamo tempesta. Una collezione di sedici racconti sul trionfo collettivo le cui lezioni vanno ben oltre l’insegnare la forza della solidarietà. Su questi sedici, quattro sono ambientati in Italia in un richiamo al meglio del popolo italiano anche nei momenti più bui della storia. Come di consueto, la Murgia sa posizionare l’empatia, l’insistenza, la ribellione, la pazienza al centro dei mondi che racconta con stile. Ma sa anche dare importanza alla ricerca, la cultura, l’arte ed il progresso scientifico senza niente togliere allo scopo del libro — che non è quello di promuoverli, perlomeno appositamente — e senza renderli pesanti o ostentati. Garantisce così al lettore un’esperienza sciolta e scorrevole ma non per quello priva di emozioni (forti). 

Non sono sempre racconti di grandi successi, di conquiste facili. Il referendum catalano del 2017 ri-immaginato in “Tutto un voto” in realtà non va a buon fine (una semplice ricerca Google ce lo conferma). Ma non è Noi siamo tempesta a raccontarcelo. Quello che risulta, invece, come messaggio centrale di questo racconto, come, del resto, di tutti quelli che lo circondano, è l’essenzialità di affrontare un problema in grandi numeri, con o senza l’appoggio di autorità più potenti. E di farlo non senza paura. Ma nonostante la paura che facilmente prevale sull’individuo singolo.  È proprio questo il punto di forza del libro: il suo immaginare la storia com’è per quella che è dal punto di vista di quelli che l’hanno vissuta, tirandone fuori non i fatti, ma gli esempi da seguire. Non è il risultato finale quello che conta. È l’esperienza umana e sociale del percorso, che sia vincente o scadente, che influirà per sempre le generazioni da noi seguite. 

Racchiudendo la prima metà del libro è “Legarsi alla montagna,” storia raccontata in una meravigliosa pluralità di voci che rispecchiano i componenti singoli della comunità sarda che ha come protagonista. Qui, arrivare ad un consenso è un’impresa per la quale ci vorranno diciotto mesi. Vede il dissenso più totale fra vicini che, nell’arte e nel rispetto sia per il ricordo di una tragedia che per la provvidenza che ha protetto i sopravvissuti, acconsentano alla tregua necessaria per potersi ricordare legati gli uni agli altri e tutti insieme al loro territorio. Non è un sotterrare di vecchi rancori. È un semplice acconsentimento a non essere governati da essi. Anche questo è un trionfo collettivo.

Infatti, Noi siamo tempesta presenta versioni variegate di “comunità” e “collettivismo.” A volte, la collettività nasce dal conflitto, dalla necessità (300, Le streghe della notte). A volte, nasce invece dall’amicizia, da interessi comuni (Tutto il sapere del mondo, Niente più che amici, Settanta volte sette), dal bisogno di sentirsi accomunati in una società che ci considera aberranti (La musica dentro, Un angelo per capello, Felice come un cinghiale). A volte, nasce da un individuo che sa di non poter andare lontano senza una squadra di collaboratori a fianco a lui (Come una barriera corallina, Un genio solo non mi basta). A volte, nasce dalla politica e dalla resistenza voluta per cambiare il corso della storia (Sinfonia berlinese o di liberazione, La memoria è un panno bianco, Abbiamo una nave). Il trionfo collettivo ha più di una faccia, più di una sfumatura. La Murgia sa esporle tutte.

Non solo. Sa metterle in pratica apertamente. Il libro nasce da una vera e propria collaborazione fra l’autrice, The World of Dot (studio di grafica e illustrazione) e Paolo Bacilieri (fumettista) che insieme ne fanno un prodotto decisamente più forte di quello che sarebbe stato se preparato da uno di loro singolarmente. Ogni storia è accompagnata da illustrazioni e da un layout che acconsente alle parole di prendere vita al di là della pagina. L’esempio più convincente per me rimane “Primo secondo terzo” — racconto della premiazione olimpica 200 metri piani a Città del Messico nel 1968 — che permette alle tre voci narranti di esistere uno di fianco all’altro dall’inizio alla fine del racconto, come su un podium. Ma forse più interessante, costringe il lettore a percorrere le strade della storia ben tre volte, di viverla tre volte anche fisicamente nel tornare all’inizio, al punto di partenza, nel voltare le pagine all’indietro per poi tornare sui passi andando avanti. Lo incoraggia ogni volta non solo a ripassare i fatti, ma ad approfondire la sua comprensione di loro, di vederli da punti di vista diversi strada facendo. È un esempio brillante dell’armonia tra forma e contenuto. Ma anche tra fatto e simbolo, azione e contemplazione. 

Rimane un libro difficile da etichettare o da collegare al resto dell’opera della Murgia. Da una parte, la sua voce qui è subito forte, vibrante, riconoscibile. Ma Noi siamo tempesta è pane per altri denti. O meglio: è pane anche per altri denti. Sarà perché si avvicina l’inizio dell’anno scolastico, o perché l’ho letto con gli occhi di un’insegnante. Ma a me è sembrato un libro perfetto per adolescenti, quelli interessati al mondo non subito reperibile nella loro piccola realtà, quelli che vogliono sapere, quelli che vogliono agire. Adatto da proporre alle medie, quando le ambizioni, ancora non si capisce bene cosa siano o fino a dove possano arrivare e non si sa che forza ci si fa tutti insieme, con un po’ di aiuto e un po’ di fede in se stessi e nei propri progetti.

Ma anche adatto a chi legge sempre con gli occhi di un bambino e che si meraviglia per la semplice bellezza delle emozioni nel loro stato puro che la vita ci può regalare se solo stiamo attenti ad accoglierle.