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10 Sep 2019

Passione con impegno: le piccole delizie in punto croce di Lidia Della Venezia

Quante volte vi è capitato di conoscere di persona una presenza per voi solo virtuale, seppure quotidiana? A me mai. O quasi. Mesi fa, mi sono imbattuta nel profilo Instagram di un certo allora @stitch_it_till_you_make_it (ora, invece @cross_tijeras): autore di piccole opere d’arte in punto croce dall’aspetto accogliente e di contenuto divertente. Scritte spiritose, osservazioni argute, immagini di cultura pop altamente memeabile (si può dire?). Mi ha subito affascinata. Dopo un po’, ho potuto identificare la persona dietro i fili, gli aghi e i loro piccoli prodotti-miracoli: Lidia della Venezia. Quando ho scoperto questa sua italianità, ho voluto commissionarle subito un gioiello da aggiungere all’ingresso del mio centro per la cultura italiana, tanto per promuovere appieno il marchio “made by Italian hands” se non “made in Italy.” Lidia ha lavorato con me per ideare il campione perfetto del progetto che avevo in mente e dopo qualche settimana, ci siamo conosciute dal vivo per la consegna del prodotto finale — che era esattamente come l’avevo immaginato, tra l’altro. Lidia è una persona così garbata, così affabile e disponibile che ho pensato subito di invitarla a comparire sul nostro blog come ospite speciale. Ed eccoci qua!

1) Presentati a noi. Chi è Lidia Della Venezia? Di dove sei? Cosa fai nella vita? Cosa ti ha portato a Montreal?

Ciao Tania cara! Mi presento, sono Lidia e vengo dalla provincia di Brescia, più precisamente da un paesino di nome Capriolo, circondato dal lago d’Iseo e dai meravigliosi vigneti della Franciacorta. Ho recentemente completato i miei studi di dottorato in biologia, che sono il motivo per cui mi trovo a Montreal.

2) Parlaci un po’ della tua passione, ovvero, il punto croce. Come ci sei arrivata? Cosa rappresenta per te? Dove vorresti arrivare con il punto croce?

Il punto croce è una passione ereditata parecchi anni fa e lasciata in disparte per troppo tempo. Da bambina mi appassionavo a seguire le mani indaffarate della mia mamma, che decoravano con passione tende, presine, quadretti e asciugamani per tutta la famiglia. Mi cimentai con ago e filo per la prima volta a soli 5-6 anni, ma gli impegni scolastici e la vita di tutti i giorni me li fecero accantonare per molti anni. Poco a poco, per fortuna, mi sono riavvicinata a questa passione, inizialmente producendo piccoli portachiavi personalizzati per i miei amici, e poi sperimentando con oggetti da decorazione per la casa, oltre a ciondoli e orecchini ricamati a mano. Ultimamente sto provando l’esperienza del ricamo a mano libera, niente schemi e crocette, ma innumerevoli tentativi e tantissimi errori… ci vorrà tempo!

3) L’uncinetto, la maglia, il punto croce … sono arti manuali spesso associate a persone di una certa età, di generazioni antecedenti alla nostra. In che modo cerchi di “rinnovarlo” o di renderlo più attuale e più accattivante al tuo mercato ideale?

Io per prima ho sempre pensato a questo genere di arti come quelle “della nonna”, eppure ti stupiresti di quanto stiano tornando a essere comuni soprattutto tra i giovani. Non me ne sono resa conto finché non ho creato un account dove condividere le mie piccole creazioni su Instagram. Mi si è letteralmente aperto un mondo, ho scoperto che ci sono migliaia di appassionate/i in tutto il mondo, e di tutte le età. Lo stile è certamente cambiato e diventato meno classico, ma ciò che più apprezzo è vedere queste arti utilizzate come un modo per trasmettere messaggi. Mi piace vedere lavori che dicano qualcosa di importante, da regali che vogliano comunicare qualcosa di profondo, a forme di comunicazione forti che vogliano raggiungere un certo tipo di pubblico. Un esempio attualissimo è quello di una ricamatrice che ha utilizzato la sua arte per criticare la mancanza di regolamentazione delle armi negli Stati Uniti dopo le recenti sparatorie. Ha ricamato messaggi forti su tele che ha esposto nella sua città, affiggendole ai pali della luce con una pinzatrice e rendendo i suoi modi di espressione anche forme di una militanza sociale.

Nel mio caso, non mi cimento con messaggi importanti, ma mi piace creare piccoli oggetti che vogliano dire qualcosa per qualcuno. I primi portachiavi personalizzati ne sono stati un esempio, sempre ispirati alle passioni o alla personalità dei destinatari. Tuttora mi piace ricamare oggetti che possono rappresentare un regalo originale e ispirato… ma non rinuncio alle frivolezze create per puro piacere o per fare pratica.

4) Parlaci del tuo mercato ideale. Vendi i tuoi articoli ad altri conoscitori del punto croce o anche a chi non ne può sapere di meno? A Montreal, trovi persone interessate a questa forma d’arte artigianale? E in Italia? Qual è la differenza (se c’è) fra questi due mercati?

Per ora ricamare rimane soprattutto un hobby e occasionalmente vendo creazioni nate su commissione e per occasioni speciali, per lo più a Montreal. Il mio attuale impegno alla ricerca di lavoro mi lascia poco tempo per trovare visibilità sui social media, le cui audience richiedono contenuti stimolanti e frequenti. Per questo ho deciso da poco di partecipare a qualche mercatino locale, il primo sarà tra meno di due settimane (aiuto!), qui il link all’evento: https://www.facebook.com/events/709301152816492/. Sto cercando di capire cosa potrebbe piacere, e partecipare è il modo migliore per scoprirlo, mi aiuterà eventualmente a prepararmi meglio per altre occasioni. In Italia non ho ancora sperimentato la vendita, ma online ho avuto modo di notare un maggior numero di appassionati di questo tipo di arti, e ho l’impressione che il mercato sarebbe più competitivo.

5) Dacci un’anteprima “dietro le quinte” di un progetto di punto croce. Come decidi quale fantasia, immagine, o scritta elaborare? Lavori solo su ordini particolari oppure produci pezzi inventati interamente da te? Come interagisci con i tuoi clienti? Cioè, come arrivate alla versione finale di un progetto personalizzato insieme?

Per lo più, il punto croce rimane per me un hobby, perciò nella maggior parte dei casi ricamo ciò che mi piace. A volte cerco di riprodurre ricami esistenti, altre provo a creare i miei schemi, anche se devo migliorare molto sotto quest’aspetto. Per quanto riguarda i ricami per gli amici, mi lascio ispirare dal rapporto che ho con loro o dai loro gusti e dalle loro passioni. Per gli ordini personalizzati, invece, la comunicazione è fondamentale. Creare oggetti ricamati a mano, anche piccoli, occupa molto tempo ed è essenziale capire quali siano i gusti del cliente. Per questo motivo, la prima fase consiste in genere in un botta e risposta via messaggi o chiamate, in modo da avere ben chiaro il risultato finale ancora prima di cominciare. Una volta terminata la fase di ideazione e definizione dei dettagli, trovo che la cosa migliore sia inviare al cliente una copia dello schema. Ovviamente non apparirà come il prodotto finale, ma offre un’idea ben chiara del risultato, soprattutto per il punto croce, in cui lo schema si riflette in un numero di punti e dimensioni ben definite sulla tela.

6) Nella vita di tutti i giorni, nella tua vita professionale, ti dedichi a cose ben diverse dall’artigianato, che non sembrano avere niente a che fare con l’espressione artistica. E che hanno un impatto importante, invece, sullo sviluppo della scienza e della ricerca scientifica. Come bilanci queste due parti della tua identità?

Questa è la parte più difficile e direi che un vero bilanciamento non c’è. Il ricamo per me rimane soprattutto una passione, e come tale spesso passa in secondo piano rispetto al lavoro, o alla sua ricerca. Tuttavia non richiede molto, quasi tutto il necessario per le mie opere entra in una scatola da cucito ed è facilissimo iniziare o continuare un progetto quando si hanno anche solo dieci minuti di tempo libero. Il momento della giornata in cui normalmente ricamo è la sera, e il bello è che questo tipo di attività non preclude nel frattempo guardare un film, avere piacevoli conversazioni in compagnia o ascoltare musica. Spesso penso che vorrei avere più tempo da dedicare al punto croce, ma il fatto che rimanga un’attività occasionale significa che non me ne stancherò tanto facilmente!

7) Da quando hai iniziato il dottorato, hai dovuto confrontarti con un’esistenza “doppia” (o forse dimezzata): ti trovi a dividere il tuo tempo fra Montreal e Brescia. È difficile per te essere lontano da casa? Come trovi la vita a Montreal? Cosa ti manca dell’Italia? E cosa, invece, preferisci dal lato canadese?

Dipende dai momenti e dalle situazioni. Di certo il Canada offre opportunità che altrove sarebbe più difficile trovare. Ciò che apprezzo molto è che le persone sembrano giudicare meno, essere meno criticone, diciamo… che si parli di aspetto fisico, di esperienze lavorative, di situazione scolastica o finanziaria, c’è una minore tendenza a “sentenziare”. Allo stesso tempo, è ovvio che mi manchi sempre la mia famiglia, così come i buoni ingredienti della nostra cucina e i paesaggi naturali e artistici dell’Italia. La vita a Montreal è una dicotomia costante, e quello con la città è sempre stato un rapporto di amore e odio… che spesso coincidono con le due stagioni principali! Montreal non è la mia meta, anche se è certamente un’esperienza che mi ha cambiato e continuerà a farlo.

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Potrete trovare Lidia e le sue bellissime creazioni al Mercatino artigianale, “Bonjour automne,” iniziativa di Eden eventive, sabato 14 settembre e domenica 15 settembre dalle 10 alle 17 alla Chiesa St-Jean Berchman, 5945 Cartier (metro Rosemont).