Italia a portata di mano:

Episode 5: Storie di donne e di pianura: Annalisa Panati in primo piano
10 Apr 2019

Storie di donne e di pianura: Annalisa Panati in primo piano

Some books are so profoundly touching that the mark left on their readers’ hearts lingers well beyond the time it takes to read them. Such was the case, for me, with Storie di donne e di pianura (Stories of Women and the Po Valley) (Schena Editore, 2014). In this episode of “Italia a portata di mano,” I sit down with Annalisa Panati, the book’s author, to talk, naturally, about women and the Po Valley, but also about artistic production, the uncompromising compulsion to write, balancing every day stresses and responsibilities with the moral imperative of creating art for the benefit of all of humanity, and what it means to be a woman in charge of her own destiny. This episode is a little longer than our previous ones, but promises its listeners big rewards.

If interested in receiving the accompanying package of supporting documents (exercises, games, word lists, conversation starters and more), please send an e-mail to tripleetravel@gmail.com.

And don’t forget to read the Italian translation of the book review we posted last month further below.

Buon ascolto e buona lettura!

Episode 5: Storie di donne e di pianura: Annalisa Panati in primo piano

Storie di donne e di pianura: recensione

I lettori la conoscono spesso sotto un altro nome, con un titolo fortuito. Non Penelope, ma la moglie di Ulisse. La considerano un personaggio secondario alle avventure del marito, come se la sua fedeltà assoluta durante gli oltre venti anni della sua assenza fosse un fatto scontato. Ai numerosi pretendenti che si affrettano a sostituirlo, Penelope tiene testa, promettendogli di sceglierne uno con cui condividere la propria vita e le proprie ricchezze non appena avrà finito di intessere un sudario in cui seppellire suo suocero. Ogni giorno, per tre anni, seduta al suo telaio, intesse quella tela candida il cui destino è un disfarsi quotidiano che concederà a Penelope un giorno di autonomia in più. Nessuno sa di che stoffa sia fatta quella tela, delle lacrime nate dalla disperazione suscitata nel produrla, delle preoccupazioni, dei dubbi, delle sofferenze che assalgono la sua tessitrice. Non ci rimane nessun oggetto fisico per testimoniarli, non c’è un grande arazzo greco. Visibile è solo il movimento verticale di dieci dita su un telaio, solo il canovaccio bianco davanti ad una donna la cui storia non viene mai raccontata.

Che tipo di donna sarebbe una Penelope moderna?

Forse sarebbe come le sarte venete di una volta: fedeli ed apparentemente sottomesse. O forse sarebbe, piuttosto, l’osservatrice silente della Verità, la narratrice delle storie cucite nel tessuto dell’esistenza attorno a lei.

In Storie di donne e di pianura, Annalisa Panati prende posto al telaio — nella tradizione dei grandi libri e dei loro autori — intrecciando le storie di tre generazioni di donne nella pianura padana. I suoi personaggi sono talvolta delle Penelope a vari livelli: mamme assillate sebbene affettuose, vedove in lutto, sarte sottovalutate.  A volte, invece, sono le autrici decise delle proprie avventure, oppure, semplicemente, delle donne la cui realtà si situa a cavallo fra i valori tradizionali secondo i quali sono state cresciute e la modernità del loro pensiero individuale. Non ve ne sono due di identiche, eppure, le loro storie esemplificano la condizione universale dell’essere donna, immutata dalla creazione di Eva.

Panati ritrae le loro vite con occhio sensibile e perspicace mentre la sua narratrice accorda a questa collezione di sedici racconti la cornice moderna che la rende così notevole. Queste sono le storie non solo di noi donne cresciute negli anni ’80 e ’90, ma anche quelle delle nostre mamme e delle nostre nonne. Storie che, nonostante la loro collocazione anteriore nel tempo, non risultano né datate, né irrilevanti. Invece, si godono di un respiro nuovo nell’essere raccontate da un punto di vista contemporaneo che contiene in sé il senno di poi. 

Il punto di forza del libro è la sua capacità di raccontarle né nell’assenza né nell’ombra degli uomini che popolano il loro mondo. Dietro o di fianco ad ogni protagonista sono gli uomini che influenzano, informano e a volte dettano le sue decisioni. A questi uomini viene data una forma, ma non una voce. La loro esistenza dipende e deriva dalle donne alle cui narrative appartengono. Questo dare precedenza alla prospettiva femminile ha come effetto finale un coro stupendo di voci femminili, ciascuna di loro sentita anche singolarmente. È così facendo che Panati raggiunge un obiettivo ambito da tante scrittrici sue coetanee: ossia, quello di rappresentare le donne in modo fedele ed onesto esaminando sia la vita interiore che la vita sociale di ciascuna di loro.

Ancora più importante, raggiunge quest’obiettivo senza disprezzare gli uomini — trappola in cui troppo spesso si può cadere cercando di stare al servizio delle donne. Storie di donne e di pianura è retto da una giustizia inerente; un unico peso, un’unica misura. Sia gli uomini che le donne presenti nel libro portano sulle spalle il carico della responsabilità e dell’agenzia nei casi in cui è presente il divorzio, l’adulterio, la violenza domestica. Ogni uomo pronto a fratturare il proprio nucleo familiare si confronta con una donna al suo pari; condividono la stessa sorte. In casi simili, alle donne non viene accordato né il fardello della vergogna, né un’indulgenza gratuita. Panati tratta la violenza quotidiana con un’ottica moderna che trasporta nel ventunesimo secolo i dibattiti sulle colpe e sulle responsabilità dei sessi esistenti da secoli. Qui, ricevono la considerazione  rivolta verso il futuro lungamente attesa dai lettori della mia generazione.

Panati ottiene questo risultato costruendo degli stereotipi robusti per poi disfarli, filo per filo, come il lento srotolarsi del velo di Penelope al compimento di ogni giorno. Il suo libro è il prodotto di una simmetria raffinata ottenuta con il posizionamento preciso degli eventi. La donna che subisce un’aggressione sessuale fuori dal suo appartamento in “Il silenzio” è accostata a quella in “Lo schiaffo”, il racconto successivo, che aggredisce il suo ragazzo mentre litigano. Il matrimonio discusso come concetto e istituzione in “Il matrimonio” riecheggia in “La zitella” che lo segue.  La brevità della vita rimpianta in “L’amico” viene evidenziata dal racconto successivo, “Lo scandalo”. 

Non sempre Storie di donne e di pianura risulta facile da leggere. L’eleganza composta della prosa dell’autrice consola il lettore per le difficili emozioni umane in cui lo trascina. Panati pone delle domande importanti sui rapporti tra donne, quando ci sono — che siano rapporti di sostegno o di sdegno — sulla deviazione da un tradizionale percorso di successo, sulla scelta della felicità individuale a discapito delle esigenze familiari e delle aspettative sociali. Esamina rapporti filiali complicati e sfida la definizione dell’amicizia. Nel tempo stesso, però, dona ai suoi lettori la squisita riservatezza della sua prosa e l’equilibrio delicato del simbolismo che adopera: la “splendida giornata di sole” dopo una fitta nebbia (53), la tazza da caffè rimasta mezza-piena delle cose non-dette (57), “l’onda gigantesca che si [avvicina], alta, impetuosa, veloce, sempre più veloce, sempre più vicino” della paura, del dolore, della confusione interna (78). La pianura padana è ricca delle immagini del paesaggio e degli oggetti radicati nel profondo del cuore di tutti i suoi abitanti. Sono loro, forse, i più grandi regali che Panati offre ai suoi lettori.

Gli ultimi sei racconti del libro che hanno come protagonista Marta, giovane donna intraprendente che rigetta lo status quo del mondo che la circonda, richiamano i dieci precedenti, svelando un ordine preciso nel susseguirsi dei racconti che, a sua volta, indica l’intenzionalità del libro e la visione, integrale e chiara, della sua autrice. Così come le Metamorfosi di Ovidio o lOdissea di Omero, ricrea in sé tutto un universo seguendo le persone che vi ci vivono e le cui sorti sono intrecciate indissolubilmente. Forse le storie di Penelope hanno trovato il loro posto qui, nella posterità dell’opera di Panati, quest’omaggio a tutte le tessitrici del suo paese natale.

Storie di donne e di pianura (Schena editore, 2014) è disponibile al Centro per la cultura italiana 3E ($18.00) e su IBS.it o Amazon.com.